lunedì 12 agosto 2013

Possibilità

Tutto potrebbe essere così facile
Lei è già nuda e col le gambe aperte che aspetta
Ma so che è una trappola
In realtà non fotterei lei ma me stesso
È una cosa che non voglio più fare
Certo è facile seguire la via dell’uccello
Ma affogare sempre più nella merda è una cazzata a lungo termine
Ho 28 anni e mi sento come se ne avessi 50
La vita mi sembra passata, l’età d’oro finita
Forse infatti lo è ed io sono un idiota
Lei è lì che aspetta e, penso, non solo al mio cazzo
Ma oso veramente rassegnami?
Vivrei con la tensione dentro
Io voglio una felicità rilassata;
Non attraverso il sesso, ma coi sentimenti
Qualcosa che sostituisca la mia paura di morire
Qualcuno che capisca perché sto morendo
Non voglio qualcuno che mi accetta come sono
Voglio qualcuno che comprende perché sono
Io sono pigro e mi lascio sempre più andare
In realtà perché non ho più impulsi per continuare
Ho combattuto contro me stesso
Ed ho perso contro un muro troppo spesso
La mia inerzia è troppo forte
Non riesco ad uscire dal mio buco di morte
La vita mi passa accanto e non la so cogliere
Azioni disperate dalla paura annullate
Non voglio finire solo ma neanche continuare così
Lei mi aspetta a gambe aperte

venerdì 19 luglio 2013

Nuovo lavoro


Ci sarebbe molto da fare, imparare, studiare, lavorare
Ma Sono qui ad aspettare
Il nuovo lavoro è impegnativo, aggressivo, decisivo, imperativo
Sono qui per qualche motivo
Tuttavia non ho accessi, permessi ed annessi
Non posso seguire i miei interessi
Posso solo aspettare, sperare, parlare, dubitare
Che qualcuno mi dia da fare
Il nuovo lavoro comincia noioso, tedioso, lagnoso, spigoloso
Eppure potrebbe essere meraviglioso
Se solo mi lasciassero entrare, praticare, utilizzare, organizzare
Voglio solo potermi applicare
Ma qui non c’è nessuno, qualcuno, o semplicemente uno
Che mi possa dare aiuto alcuno
Mi lasciano solo e disperato, arrabbiato, disorganizzato, inutilizzato
Fortuna che però sono comunque ben pagato

martedì 2 aprile 2013

La svolta

Che notare all’atto?
Ormai il passo è fatto
La fine di una vita è sugellata
E l’inizio di un'altra è travagliata
Come un animale strappato dal suo habitat naturale
Vengo buttato in una selva sconosciuta e casuale
Oh vizzi, oh sogni, che di necessità mi carichi
Al lavoro mi obblighi e la vita mi levighi
Per colpa vostra dovrò presto partire
Per non nell’inerzia perire
Mi mancheranno le cose certe
Anche se sogno già nuove scoperte
Mi sento un conquistadores alla volta dell’ignoto
Sogno oro e gloria, ma temo di cadere nel vuoto

mercoledì 19 dicembre 2012

Nato stanco


Non mi ricordo la mia nascita, non perché non mi interessava, ma perché dormivo. Io sono tra quelli che sono nati stanchi. Sono tra quelli che si svegliano la mattina ancora assonnati e sbadiglianti, non perché dormono male, ma perché non dormono abbastanza. Non dormono abbastanza perché manca il tempo, il tempo manca perché lavorano troppo e questo perché sono sempre troppo stanchi per mettercisi dietro con impegno. E così le cose si accumulano e devono farle dopo, cioè la sera, prima di andare a letto.
Lo stress è l’unica cosa che mi tiene sveglio: sapere che DEVO fare qualcosa è l’unica cosa che mi da la carica per alzarmi il mattino. D’altra parte mi tiene sveglio anche di notte quando penso che non ho fatto abbastanza. Insomma, la mia vita è un circolo vizioso tra il fare ed il riposare dove la qualità di entrambe le cose peggiorano costantemente. Ma che altro dovrei fare? Vacanza? Con tutto quel che ho da fare! No. Fare meno? Impossibile, ho bisogno di soldi! Il problema sta nella motivazione stessa; oramai mi trascino nella vita sognando di dormire, d’altra parte però, vorrei anche raggiungere qualcosa e quindi come conciliare queste antitesi?
Mi sento tanto un trattore che vuole andare in formula1. Vero, il trattore riesce a spostare tonnellate di materiale, cosa che la macchina da corsa non ci riesce, ma farsi le puttanelle nei box è una esclusiva dei piloti da corsa... Forse dovrei solo ridimensionare le mie aspettative: in fondo farsi una contadinotta in un fienile non è poi così male, anche se non è una modella, ma sto divagando ed il paragone comincia a perdere. Il fatto è che non riesco più a concentrarmi senza caffè, e l’alcool mi da solo una tremenda sonnolenza che mi paralizza, lasciandomi inerte sullo sgabello del bar. Forse dovrei andare a dormire, ma è troppo presto. Forse dovrei lasciar perdere, ma sono troppo giovane. Forse dovrei solo godermi una pausa, ma sono troppo povero.

sabato 15 dicembre 2012

Treno

Come instaurare una comunicazione sul treno?
Occhiate intense, movimenti ampi per attirare l’attenzione oppure rumoreggiare con qualcosa?
Tante possibilità, ma nessuna possibilità
Ormai concentrata sull’I-Phone, ignori il mondo
Maledetta tecnologia individualista
Coi suoi social network anti sociali
La vita è qui, ora, che fluisce intorno a te
Non senti le vibrazioni del treno che ti muove?
Non vedi il paesaggio montuoso coperto di una spessa coltre di neve?
Stupendo ma inutile come dei quadri di Van Gogh appesi in autostrada
Uomini e donne solitari alla ricerca di calore digitale
Dove il cyber affetto si esprime in “mi piace”
In un mondo senza profumi o odori
Senza sapori o rumori e solo qualche pixel di colori
Senza la bellezza dei movimenti transitori;
Imperfetti, ma spontanei tesori
Solo foto di persone in 2D con la risoluzione di qualche Mb
Vite sconosciute condensate in una foto ed un pensiero
Spesso inutile o non vero detto solo a mo’ ciarliero
Ti osservo e non so cosa fare
Senza il tuo nome non ti posso cliccare
E quindi con te non posso flirtare

martedì 27 novembre 2012

La rivolta


Entro nella tua stanzetta sospinto alle spalle da un tetro splendore di calda luce solare che rende il mio elegante vestito scuro simile al nero. Il mio volto nascosto dalla mia stessa ombra sogghigna nel vederti seduta sul letto a fissarmi con determinazione, ma, seppur cerchi di mascherarlo con la tua sfida, noto un briciolo di panico nei tuoi occhi. Mi avvicino lentamente al tuo letto, osservando il tuo respiro che diventa insicuro mentre mi guardi arrotolarmi la camicia sino ai gomiti; tu sai cosa voglio e serri la mascella mentre fatichi a deglutire, la paura si alza nella tua mente come una debole nebbia sopra un silenzioso acquitrino in una gelida mattina autunnale, offuscandoti la mente e nascondendoti ancora una volta la via per la libertà. La Libertà: brillante stella del mattino, luce della vita e fonte di speranza. Luce nel tuo cuore, luce che spezza le catene, luce nei tuoi occhi che ti fa riconoscere le tue pene. Tuttavia la libertà ha un prezzo che ognuno è costretto a pagare: uscire dall’inerzia e combattere!

I tuoi occhi, prima spaventati, or diventano sempre più determinati. Io mi accorgo del repentino cambiamento e ti osservo calcolatore. Lentamente muovi la tua mano fino ad afferrare il cuscino steso dietro di te e con velocità felina me lo scagli contro con tutta la forza che ancora possiedi. Ma il morbido proiettile rimbalza contro le mie braccia alzate come contro un muro e rovina a terra con un soffice tonfo, perdendo una candida piuma che vorticosamente fluttua per l’angusta stanzetta trascinata dalla corrente della tua fuga.

Scatti fuori dalla camera da letto e ti precipiti nella soleggiata anticamera. Ma io ti sono alle calcagna e prima che riesci ad aprire la porta dell’appartamento ti raggiungo con un balzo e ti afferro per il polso. Con forza ti contorco il braccio dietro la schiena e ti schiaccio con la mia mole la faccia contro la porta. Rimani immobile e ansimante mentre io assaporo l’odore dei tuoi capelli sudati e non lavati da tempo. Con gusto ti bacio la spalla e la base del tuo collo per poi risalirlo con la lingua fino all’orecchio. Con la mano libera m’infilo sotto la tua camicetta strappata per tastare il tuo morbido seno ed il tuo capezzolo turgido. La mia eccitazione cresce e i passionali baci si trasformano sempre più in avidi morsi al tuo innocente collo salato. Devo chiudere gli occhi per reprimere l’impulso irrefrenabile di affondare troppo profondamente i miei denti nella tua carne. Il pensiero di lacerarti i tessuti ed assaporarti il sangue mi fa vibrare tutto il corpo mentre combatto la mia personale guerra tra il bene ed il male; la necessità di mantenere un equilibrio nel saziare contemporaneamente il mio demone ed il mio bisogno d’amore.  La mia bramosia mi acceca la mente e mentre la mia mano scivola dal tuo seno più giù verso la pancia tastando l’incavo del tuo ombelico fino al tuo pube coperto ormai da una sottile peluria, mi accorgo di aver lasciato la presa del tuo braccio per slacciarmi i pantaloni.

Con un movimento fluido poggi entrambe le mani sulla porta e ti spingi via da essa come un esplosione, colpendomi con gran forza la faccia con la tua nuca, scaraventandomi così a terra mentre un sapore metallico mi riempie la bocca. Senza perdere un attimo in esitazioni ti giri e cominci a colpirmi ferocemente il volto sanguinante ed l’addome dolorante con i tuoi delicati piedi nudi che spesso baciai nei momenti di passione. Solo a scapito della protezione del mio viso riesco a riparare i miei genitali dalla tua furia liberatoria. Una furia così brutale quanto giusta, in quanto assapori tutto l’odio e la vendetta che si mescolano e bruciano in te come un sole morente prima di una supernova, sino ad esplodere in un ruggito tempestoso che ti consuma l’anima in un battesimo di fiamme. Lasciandoti solo il vuoto dove una volta c’era un sentimento. Con orrore cadi in ginocchio piangendo perché sai che ora sei diventata più simile a me.

mercoledì 21 novembre 2012

La stanzetta


Eri là ad aspettarmi, seduta ansiosa sul letto sfatto nella piccola stanzetta dello sconosciuto condominio. Un angoscia sempre più irrequieta cominciò a pruderti sotto la pelle, ma non perché temevi che non arrivassi, ma perché sapevi che sarei potuto tornare. Fissi la porta senza battere ciglio o contare le ore che passano inosservate nella luce artificiale della cameretta immersa nel gelo del più muto silenzio. Un rumore lontano, qualcuno che sale la tromba delle scale, ti risveglia dal tuo torpore. I tuoi occhi diventano subito acuti, il tuo fiato si accorcia rapidamente, il tuo cuore batte allarmato, ed il tuo seno sobbalza sotto la camicetta strappata nel nostro ultimo incontro ad ogni sensazione di rumore di serratura. L’orecchio si tende sino ad assordarsi del tuo flusso sanguigno che ti pulsa nel cranio. Ma nulla. Chiunque sia, sembra svanito e l’incertezza sul tuo destino cresce ancora di più fino a dissolversi in un silenzioso pianto che riesci però a controllare prima che una lacrima salata ti riga il fragile volto. Dagli iniziali incontri furtivi, quasi romantici, hai solo ancora un distorto ricordo come di un bel sogno finito di soprassalto. Ed ora, ogniqualvolta passo a trovarti non sai mai se ti riserberò parole dolci o fatti amari, se ti amerò devotamente o ti violenterò brutalmente. Sai solo che sei mia. Il mio caldo giocattolo interattivo, senza voce ne anima. La valvola di sfogo per le mie più intime passioni o le mie più fredde depravazioni.

Il tuo respiro si rilassa, seppur il tuo sangue continua a pompare adrenalina nelle tue violacee vene sotto la candida pelle in questo silenzio opprimente, creandoti formicolii in tutto il corpo. Ma sei troppo straziata e stanca per massaggiarti gli arti o alzarti in piedi. Eppure non sei spezzata; rimani seduta, immobile, a sfidare una porta chiusa che ti separa dalla vita.

La Vita: un dolce ricordo di libertà. Anche se non eri mai riuscita a gestire la tua vita all’ora, il mondo là fuori sembra ora senza oppressione o limitazione. Ormai non c’è più nulla nel mondo che ti può spaventare. Tu sei diventata più forte rinchiusa in questa stanzetta, ne sei consapevole. Eppure non riesci a oltrepassare il muro delle tue convinzioni. La disperazione di essere prigioniera di un maniaco, la consapevolezza di non avere “armi” per difenderti e di essere quindi alla mercé della mia statura dominante, la sensazione che una sola mia parola ti possa far cadere tutte le difese e ributtarti nel baratro della inerzia. Là fuori sapresti cosa fare, adesso, ma per giungervi devi affrontare il qui e ora, ma la paura ti paralizza la mente. Ogni tua riflessione striscia lenta e tortuosa come se dovesse scalare un monte sommerso nella gelatina. Solo la speranza di libertà, un pensiero luccicante come una stella nella notte, riesce a tenerti combattiva e a rincuorarti nei momenti peggiori. Non accetterai il tuo destino senza combattere.

Una chiave s’infila nella serratura e gira fino al secondo scatto. Entro nell’anticamera, sai che sono io, i famigliari rumori dei miei passi sulla moquette il rumore delle persiane che si alzano, la luce che comincia a filtrare sotto la tua porta ancora chiusa. Cominci a tremare, ma sopprimi l’impulso di lasciarti andare al panico anche se l’angoscia sta per avere il sopravvento. Non sai cosa succederà, non sai se vivrai o morirai. Preghi solo che il tuo nefasto destino conti qualcosa nel aldilà e che i tuoi peccati vengano lavati dal tuo sangue quotidianamente versato. La vita è cruenta ed i cattivi vincono sempre, perché il male viene tramandato tramite il dolore che inevitabilmente ci accompagna e ci tiranneggia per tutta la vita. Ma bisogna resistere e combattere per quello in cui si crede, anche se morire in una stanza sconosciuta e silenziosa non è peggio che aver sprecato la vita senza conoscere la verità. E la verità è che … la porta si spalancò con un botto facendo entrare la calda luce del Sole e la gelida ombra di una sagoma senza volto.